Nel nostro spazio La Posta di Lavoro e Diritti dedicato alle domande dei lettori, oggi affrontiamo un tema pratico e molto attuale: la possibilità di installare telecamere finte nei luoghi di lavoro, ad esempio in un negozio o in un magazzino, come deterrente contro i piccoli furti. Un’opzione che, a prima vista, può sembrare economica ed efficace: non si registrano immagini, non ci sono costi di installazione, non serve un professionista né documentazione particolare… ma è davvero una soluzione legittima? Vediamo cosa ci ha scritto un nostro lettore.
Buongiorno, gestisco un piccolo negozio con un magazzino annesso e purtroppo ho notato negli ultimi mesi qualche ammanco dalla merce esposta. Per questo stavo pensando di installare delle telecamere finte, proprio per scoraggiare eventuali furti, senza però dover affrontare le spese per un impianto vero e senza preoccuparmi delle pratiche burocratiche. Vorrei sapere: posso installarle liberamente oppure rischio qualche violazione, anche se sono finte? Grazie mille per l’aiuto.
Grazie a te per averci scritto! Invitiamo tutti i lettori che hanno dubbi su lavoro, diritti, privacy o sicurezza sul lavoro a scriverci: potremmo rispondere proprio alla tua domanda nella prossimo articolo!
Attenzione, le telecamere finte sul posto di lavoro non sono una “scorciatoia” legale
A molti sarà capitato di entrare in un negozio, in un parcheggio o in un edificio e notare una telecamera di sorveglianza apparentemente attiva… salvo poi scoprire che si trattava di un semplice dispositivo finto, installato solo per intimidire eventuali malintenzionati. Questa strategia può sembrare astuta e a basso costo, ma in realtà non è consentita dalla normativa vigente, e potrebbe comportare più problemi che benefici.
Perché è vietato installare telecamere finte?
La disciplina in materia di videosorveglianza, infatti, si fonda su quattro principi fondamentali, stabiliti dal Codice Privacy e dai provvedimenti del Garante:
- Liceità: l’uso delle immagini è ammesso solo se necessario per adempiere a obblighi di legge o per tutelare un interesse legittimo.
- Necessità: la videosorveglianza deve rispondere a una concreta esigenza di sicurezza.
- Proporzionalità: il sistema deve essere proporzionato agli scopi dichiarati.
- Finalità: lo scopo dev’essere chiaro, legittimo e dichiarato esplicitamente.
Le telecamere finte non rispettano questi criteri, perché se non sono operative, non c’è una reale necessità di videosorveglianza. In altre parole, installare una finta videocamera vuol dire ammettere che la sicurezza non è davvero compromessa al punto da giustificare la registrazione delle immagini.
E la segnaletica?
In più, la legge impone l’obbligo di informare chiaramente dipendenti, clienti e passanti della presenza delle telecamere. Se si installa un cartello che avverte della videosorveglianza in presenza di un dispositivo finto, si commette un’azione ingannevole, perché si fornisce un’informazione non veritiera.
E se, ad esempio, in quell’area dovesse verificarsi un reato o un furto, l’assenza di riprese reali potrebbe esporre il titolare a responsabilità ulteriori, anche in termini di collaborazione con le autorità.
E se sono vere, ma non funzionanti?
Anche in questo caso non è possibile installarle: come le videocamere finte, anche quelle vere ma disattivate risultano ingannevoli nei confronti di dipendenti e clienti, e quindi non conformi alla normativa sulla videosorveglianza.
Cosa fare allora?
Se il problema dei furti è reale e frequente, la soluzione non può essere “scenografica”, ma deve essere concreta e conforme alla legge. Questo significa:
- Valutare la reale necessità di un impianto di videosorveglianza.
- Affidarsi a un professionista per l’installazione.
- Predisporre tutta la documentazione necessaria (informative, segnaletica, accordi sindacali o in alternativa autorizzazione della DTL se ci sono dipendenti).
- Rispettare le indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali.
Il consiglio, quindi, è quello di evitare l’installazione di telecamere finte e di preferire soluzioni legittime e trasparenti, anche se comportano un investimento iniziale: in caso contrario, si rischia di incorrere in sanzioni e di perdere credibilità nei confronti di dipendenti e clienti.
Certo! Ecco l’H2 richiesto con il relativo paragrafo, da inserire subito dopo la parte in cui si spiega che le telecamere finte non sono ammesse:
Qual è la procedura per installare telecamere nei luoghi di lavoro?
Se si intende installare telecamere vere all’interno di un negozio, un magazzino o qualsiasi altro ambiente di lavoro, è fondamentale seguire una procedura precisa, nel rispetto della normativa sulla privacy e dei diritti dei lavoratori.
In particolare, è necessario:
- Informare i lavoratori in modo chiaro e completo tramite un’apposita informativa privacy.
- Affiggere cartelli visibili che segnalino l’area sottoposta a videosorveglianza.
- Rispettare il principio di necessità e proporzionalità, limitando le riprese solo alle zone strettamente utili per esigenze di sicurezza.
- Evitare la ripresa diretta delle postazioni di lavoro, se non in casi eccezionali e motivati.
- Preparare uno schema tecnico delle telecamere installate (mappa di posizionamento) e tutta la documentazione relativa all’impianto (marche utilizzate, tempi di mantenimento delle registrazioni ecc.).
- Richiedere l’accordo con le rappresentanze sindacali aziendali (RSA/RSU), oppure, in mancanza di queste, ottenere l’autorizzazione dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Ricordiamo che la mancata osservanza di queste regole può portare a sanzioni da parte del Garante per la protezione dei dati personali o a contenziosi con i dipendenti. Affidarsi a un tecnico abilitato e predisporre la documentazione corretta è l’unico modo per rendere legittima e sicura l’installazione di un impianto di videosorveglianza.
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