L’intelligenza artificiale promette di rivoluzionare il mondo del lavoro, ma in che direzione? Mentre alcuni vedono l’IA come una straordinaria opportunità per liberare l’essere umano da mansioni ripetitive, altri temono un futuro in cui sempre meno professioni saranno appannaggio delle persone.
In questo scenario complesso, Bill Gates ha recentemente condiviso una visione che sta facendo molto discutere. Secondo il fondatore di Microsoft, solo tre categorie di lavoratori saranno “al sicuro” dall’avanzata dell’IA. È quanto riporta un articolo di Punto Informatico, che ci offre lo spunto per aprire una riflessione su questo tema attualissimo.
Le tre professioni “al sicuro” secondo Gates
Durante una recente intervista, Gates ha dichiarato che l’intelligenza artificiale avrà un impatto dirompente su molti settori, arrivando a sostituire in parte anche ruoli altamente specializzati come quelli di medici e insegnanti. Ma ci sono tre categorie professionali che, a suo avviso, continueranno ad avere un ruolo centrale:
- Gli esperti di energia, fondamentali per affrontare le sfide legate alla sostenibilità e alla transizione energetica.
- I biologi, impegnati nello studio dei meccanismi della vita e nella cura della salute attraverso approcci ancora difficilmente replicabili da un’IA.
- Gli sviluppatori, che nonostante l’aiuto dell’intelligenza artificiale nei processi di scrittura del codice, manterranno un ruolo insostituibile nel progettare, supervisionare e correggere i sistemi automatizzati.
Sempre secondo Gates, l’evoluzione dell’IA potrebbe anche portare a una settimana lavorativa ridotta a soli due o tre giorni nel giro di 10 anni. Un’idea affascinante, ma che apre a numerose domande.
Il progresso è sempre un vantaggio?
La visione di Gates è, come sempre, lucida e ambiziosa. Ma può davvero l’intelligenza artificiale sostituire l’elemento umano in ambiti delicati come la medicina o l’insegnamento? L’interazione empatica, la capacità di improvvisare, l’adattamento alle situazioni impreviste: sono tutti aspetti che, al momento, sfuggono ai modelli di IA.
C’è poi la questione sociale: se davvero la settimana lavorativa si riducesse drasticamente, come sarebbe redistribuito il tempo libero? Ci sarebbe spazio per più creatività, cultura, relazioni? O ci troveremmo a gestire nuove disuguaglianze tra chi potrà “sfruttare” l’IA e chi invece resterà indietro?
Una previsione da prendere alla lettera?
La lista di “professioni sicure” proposta da Gates potrebbe cambiare nel tempo. Non è detto che la tecnologia non riesca, prima o poi, a invadere anche quei settori. Oppure, al contrario, potremmo assistere alla nascita di nuovi mestieri oggi impensabili, così come è successo con il boom dell’economia digitale negli ultimi vent’anni.
Vale quindi la pena chiedersi: quali competenze saranno davvero utili nel futuro? E che ruolo avrà la formazione continua per permettere ai lavoratori di restare aggiornati e non essere esclusi da un mercato del lavoro in piena trasformazione?
I lavori che rischiano di scomparire con l’IA
L’intelligenza artificiale non è più un’ipotesi futuristica: sta già trasformando il modo in cui lavoriamo. Mentre alcune figure professionali evolveranno adattandosi alla tecnologia, altre – soprattutto quelle basate su compiti ripetitivi e facilmente automatizzabili – rischiano seriamente di scomparire nei prossimi anni.
Ecco un elenco di 10 professioni molto comuni che potrebbero essere tra le prime ad essere sostituite, totalmente o in parte, dall’intelligenza artificiale:
- Addetti al data entry
- Cassieri e addetti alle casse automatiche
- Operatori call center
- Impiegati amministrativi di base
- Agenti di viaggio
- Consulenti e assistenti legali o fiscali
- Addetti all’assistenza clienti online
- Copywriter per contenuti standardizzati e traduttori
- Correttori di bozze
- Operatori di magazzino in ambienti automatizzati
Queste professioni potrebbero lasciare spazio a nuove figure, ma solo chi saprà aggiornarsi e adattarsi potrà continuare a essere protagonista nel mercato del lavoro.
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Quella di Bill Gates non è solo una previsione, ma un invito a riflettere. Se davvero ci aspettano cambiamenti radicali nel mondo del lavoro, forse è il momento di cominciare a porci delle domande: come prepararsi? Quali valori mettere al centro? E, soprattutto, quale ruolo vogliamo che l’essere umano continui ad avere nel mondo di domani?
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