Il Fisco potrebbe presentare una spiacevole sorpresa ai contribuenti nel 2025. Con la riforma dell’IRPEF entrata in vigore dal 1° gennaio 2024, che ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni di reddito e rivisto le relative aliquote, il calcolo dell’imposta dovrebbe essere più leggero per molti.
Tuttavia, c’è un problema all’orizzonte: gli acconti IRPEF per il 2025 verranno calcolati in base al 2024, ma con aliquote ancora provvisorie.
Il paradosso degli acconti con le vecchie aliquote
Attualmente, gli acconti IRPEF che si versano nel 2024 per l’anno successivo vengono calcolati utilizzando il sistema del “metodo storico”. Ciò significa che si prende a riferimento l’imposta dovuta l’anno precedente. Ma nel 2024 le aliquote IRPEF, pur aggiornate, non sono ancora state rese definitive dal legislatore ai fini del ricalcolo degli acconti.
In pratica, gli acconti IRPEF 2025 rischiano di essere calcolati sulle vecchie aliquote a quattro scaglioni, con il risultato che molti contribuenti potrebbero versare più del dovuto. Un’anomalia già segnalata da esperti e operatori del settore, ma che al momento non è stata corretta da nessun provvedimento normativo.
Un esempio concreto: quanto potremmo “perdere”
Per rendere il problema più chiaro, consideriamo un esempio semplificato. Immaginiamo un contribuente con un reddito imponibile annuo di 35.000 euro.
- Con le vecchie aliquote a 4 scaglioni (usate per il calcolo degli acconti), questo contribuente avrebbe un’imposta lorda di circa 8.440 euro.
- Con le nuove aliquote 2024 (tre scaglioni), l’imposta scenderebbe a circa 8.200 euro.
La differenza è di 240 euro, che rischiano di essere versati in anticipo con gli acconti del 2025, salvo conguaglio solo a saldo nel 2026.
Un esborso anticipato che, moltiplicato per milioni di contribuenti, potrebbe trasformarsi in un tesoretto temporaneo per lo Stato, ma un peso inutile per le tasche dei cittadini.
Serve un intervento normativo
Per evitare questa situazione, servirebbe un aggiornamento delle regole per il calcolo degli acconti, che tenga conto delle nuove aliquote IRPEF a tre scaglioni già in vigore dal 2024. In alternativa, il Governo potrebbe intervenire nei prossimi mesi con una norma di coordinamento che permetta il ricalcolo corretto già a partire dalla prossima dichiarazione dei redditi.
In mancanza di interventi, i contribuenti rischiano di pagare anticipi più alti, per poi dover aspettare il rimborso nel 2026, quando si effettuerà il conguaglio finale. Un meccanismo che, se non corretto, rischia di penalizzare soprattutto i lavoratori autonomi, i professionisti e tutti coloro che non hanno un sostituto d’imposta.
Quando è possibile non pagare gli acconti IRPEF
Va ricordato che non tutti i contribuenti sono obbligati a versare gli acconti IRPEF. Come specificato in una FAQ sul 730 dell’Agenzia delle Entrate del 2024, il pagamento dell’acconto non è dovuto se l’imposta dovuta per l’anno precedente (al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute) risulta inferiore a 51,65 euro.
Inoltre, è possibile ridurre o non versare l’acconto scegliendo il cosiddetto “metodo previsionale”, ovvero calcolare l’acconto sulla base di una stima dell’imposta dovuta per l’anno in corso, anziché basarsi sull’imposta dell’anno precedente (metodo storico). Questa opzione è utile, ad esempio, se si prevedono minori redditi o se si rientra tra i soggetti che beneficeranno pienamente delle nuove aliquote IRPEF 2024.
Attenzione però: se la previsione si rivela errata e l’imposta finale dovuta risulta superiore a quanto versato in acconto, si rischiano sanzioni e interessi per insufficiente versamento. È quindi consigliabile valutare attentamente la propria situazione fiscale, anche con il supporto di un consulente.
Come funziona il meccanismo degli acconti IRPEF in busta paga e pensione
Per i lavoratori dipendenti e i pensionati, gli acconti IRPEF vengono trattenuti direttamente in busta paga o sul cedolino pensione. In pratica, è il sostituto d’imposta – il datore di lavoro o l’INPS – a occuparsi del calcolo e del versamento degli acconti, suddividendoli in due rate: il primo acconto a novembre (generalmente con la mensilità ordinaria) e il secondo a dicembre.
L’importo dell’acconto viene determinato in base al conguaglio fiscale effettuato a fine dichiarazione dei redditi, e può variare in funzione dell’imposta dovuta. Per chi presenta il modello 730, infatti, è il CAF o il professionista a calcolare l’acconto IRPEF da versare, che verrà poi trattenuto automaticamente dal sostituto d’imposta. Nel caso in cui il contribuente risulti senza sostituto d’imposta, dovrà versare gli acconti in autonomia tramite F24.
È importante tenere sotto controllo queste trattenute, soprattutto in un anno di transizione fiscale come il 2025, per evitare di anticipare somme non dovute o ricevere trattenute più alte del necessario.
Conclusione
Il problema degli acconti IRPEF 2025 calcolati con le vecchie aliquote è tecnico, ma molto concreto. Se il Governo non interviene in tempo, milioni di contribuenti si troveranno a versare imposte maggiori rispetto a quanto realmente dovuto, con effetti negativi sulla liquidità personale e sulle piccole attività. Il tempo per una correzione c’è, ma occorre agire presto.
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